Comune di Frossasco

Comune di Frossasco

Arte e cultura

Patrimonio storico-artistico

Popolato in origine da genti celtiche Frossasco porta nella pianta del centro storico il segno della fondazione romana. Del successivo insediamento sul territorio di genti longobarde si ha traccia nella necropoli rinvenuta in zona Bivio e portata alla luce dagli scavi archeologici. Già feudo dell’Abbazia di Novalesa è donato nel 1064 dalla marchesa Adelaide di Susa al Monastero di s. Maria di Pinerolo. Testimonianze della fioritura del borgo dal XIII al XV secolo sono la cinta muraria con le quattro porte, la torre, i palazzi gotici con bifore decorati ad affresco e la chiesa di San Donato, di cui si ha notizia dal 1220. Il borgo è ceduto nel 1561 ai conti Provana di Leynì e, dal mese di maggio del 1536 fino al 1539 è occupato dai francesi. Ritorna nelle mani dei Savoia ed è ancora francese dal 1593 al 1595. Nei secoli successivi seguirà le sorti di Pinerolo. Nel 1817 la Parrocchia di Frossasco passa dalla Diocesi di Torino a quella di Pinerolo.

Centro storico

La caratteristica forma quadrangolare della pianta del centro storico di Frossasco, fa risalire le sue origini al tipico "castrum" di epoca romana. Nel secolo XIII, la ricostruzione del comune avvenne sullo schema urbanistico del precedente abitato, ed era racchiuso tra mura antiche che in alcuni punti conservano tracce di antichi bastioni. Nella piazza principale è possibile ammirare due case quattrocentesche, che ricordano la casa dei Roletti di Bricherasio e quella del Vicario di Pinerolo, con ornamenti in cotto alle finestre gotiche e affreschi risalenti al XIV secolo rappresentanti motivi geometrici a losanghe e lunette con nome di Gesù e con Padre Eterno su un fabbricato e due angeli che sostengono uno scudo crociato sull’altro edificio.

Di notevole interesse sono altri affreschi presenti su edifici privati dei quali si segnala la cappella votiva di via San Bernardino angolo via Castello risalente al 1865, quello di via vecchio campanile angolo via Principe Amedeo risalente al XVII-XIX secolo raffigurante Madonna con il Bambino, l’affresco in via IV novembre 1 raffigurante la Sacra Sindone, quello di via XX Settembre risalente al XVII-XIX raffigurante l’Annunciazione e infine l’affresco di via Principe Amedeo 21 risalente al XVIII, raffigurante la Vergine con il Bambino.

Sono inoltre presenti sul territorio comunale diverse meridiane delle quali si segnalano quella sulla facciata laterale della chiesa di San Donato risalente al X-XI secolo, quella sull’angolo della facciata di casa sita in via Pascarenghi-via de Vitis risalente al XIX secolo e quella sull’angolo della chiesa di San Bernardino.

Torre, cinta muraria e porte: voluta da Filippo d’Acaja alla fine del secolo XIV

Le quattro porte: Porta Torino, Porta San Donato, Porta di Pinerolo e Porta di San Giusto, la torre medioevale e il particolare assetto urbanistico costituiscono le principali caratteristiche del centro storico di Frossasco, oltre a due edifici quattrocenteschi e alle chiese di San Donato e San Bernardino.

Delle quattro porte poste lungo la cinta muraria del XIV secolo se ne conservano integralmente due, quella di San Giusto (lato nord del quadrilatero) e quella di Pinerolo (lato sud), mentre quella di Torino (lato est), seriamente danneggiata nell’aprile 1977, è stata restaurata e quella di San Donato (lato ovest), semidistrutta da un atto vandalico nel 1965, è stata appena ricostruita.

In una nota si segnala che nell’anno 1586 venne chiamato il famoso pittore Bernardino Lanino di Vercelli a dipingere gli stucchi ducali sui quattro archi delle porte di accesso al paese.La torre medievale fa parte della cinta muraria del borgo voluta da Filippo d’Acaia alla fine del secolo XIV, prima dell’occupazione francese durata dal 1536 al 1539.

Chiesa di San Donato

La chiesa di San Donato risale al 1220, ed è stata in epoche successive più volte rimaneggiata con la costruzione del campanile avvenuta nel 1571-73, e conserva un notevole ed antico affresco di San Cristoforo, somigliante a Francesco I re di Francia. A destra di questo dipinto si può ammirare un affresco databile al secolo XVII raffigurante la Vergine con il Bambino. Notevole anche il pulpito databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.

Chiesa di San Bernardino

La chiesa barocca di San Bernardino, progettata da Gerolamo Buniva e realizzata tra il 1760 e il 1770, conserva un bell’esempio di coro ligneo dietro l’altare maggiore.

Cappella di San Rocco

La cappella di San Rocco, ubicata ai confini con il comune di Cantalupa, risale al XVI secolo ed è stata restaurata nel XIX secolo.

Cappella di San Giovanni

Nella parte collinare del comune si trova la cappella di San Giovanni.

Cappella della Grà

La cappella della Grà, risale al XVII secolo ed è stata recentemente restaurata. Al di fuori del concentrico, sia nella parte pianeggiante che in quella collinare, si trovano parecchi vigneti, alcuni dei quali con vitigni classificati per la produzione di vino D.O.C. (barbera, dolcetto Doux d’Henry). La lavorazione dell’uva e l’imbottigliamento di tali vini avviene nelle due cantine presenti sul territorio comunale.

Tradizioni folkloristiche

La Sagra degli Abbà è la festa patronale del paese, che cade all’inizio di Agosto, con la sfilata a cavallo dei figuranti in costume per le vie del paese e dei successivi tornei e giochi che assegnano alla contrada vincente il palio del "Leone nero" L’origine della tradizione degli "Abbà", cioè di un comitato festeggiamenti retto da un capofamiglia per ognuna della quattro contrade del paese, è uno dei rarissimi esempi della conservazione di un nome che ricorda l’antica società medioevale. Il martedì viene distribuita polenta e salsiccia annaffiata da vino locale.

La “lesera”, che si svolge nel periodo natalizio (le lese sono particolari bassi slittini con i quali si corre su piste di ghiaccio - se manca la neve gli slittini vengono dotati di ruote). In particolari occasioni viene organizzata la "pitulada": nel punto in cui lo slittino raggiunge la sua maggiore velocità, viene stesa una fune, dove vengono appesi polli e tacchini (pitu) morti, con un anello sul becco. Il concorrente che riesce ad agganciare l’anello con un apposito attrezzo si aggiudica l’animale.

I “magnin”, cioè i diciottenni in procinto di sottoporsi alla visita di leva che il venerdì grasso di carnevale, invadono fragorosamente il paese fin dalle prime ore della notte e per tutto il giorno, su di un carro appositamente allestito, passando di casa in casa a raccogliere offerte. Sotto il nome di "magnin" si identifica anche il loro rigoroso costume. I "magnin" sono vestiti come i calderai di un tempo con ampi mantelli e il viso ricoperto di fuliggine.

Museo del Gusto

www.museodelgusto.it
Via Principe Amedeo 42/A
Tel. 0121.352398 - email: info@museodelgusto.it
Orari
Sabato 15,00 - 18.00; Domenica e festivi 9,00/12,00 - 15,00/18,00; da martedì a venerdì: su prenotazione al numero 0121-352398; lunedì chiuso.

Visite guidate: su prenotazione.

Il Museo è completamente accessibile ai soggetti portatori di handicap.

Nelle sue sale presenta un viaggio ideale nella storia dell’alimentazione dalla preistoria ai giorni nostri, informazioni sulle principali diete (grazie all’apporto scientifico del Prof. Giorgio Calabrese, della Dott.ssa Caterina Calabrese e all’apporto delle ASL), la presentazione di itinerari nel gusto, alla scoperta del pane, della pasta, dei vini… e ancora sezioni dedicate al gusto nell’arte, nella pubblicità, nei gadgets, nell’art-food, nel cinema, nella musica e nei cartoni animati.Un rilievo particolare è riservato alle iniziative di valorizzazione e di tutela del prodotto tipico e delle produzioni tradizionali (il fungo, il genepy, il panettone, i formaggi, il pane).Il progetto comprende anche un percorso ecomuseale che prevede l’incontro sul territorio con aziende, cascine ed agriturismi delle montagne olimpiche al fine di far conoscere le diverse produzioni alimentari e promuovere il turismo, con particolare interesse per l’ambiente, la cultura e le tradizioni enogastronomiche.Il Museo è allestito presso i locali dell’Argal, sede del Centro per la Promozione e la Valorizzazione del Prodotto Tipico delle Montagnedoc, delle “Serate del gusto” e della Scuola Internazionale di Cucina.

Museo dell’Emigrazione - Piemontesi nel Mondo

Piazza Donatori di Sangue, 1 - Frossasco
Tel. 0121.352398 - Fax n. 0121.355158

Ingresso gratuito

Orari Apertura: Sabato 15,00 - 18.00 Domenica 9,00/12,00 - 15,00/18,00

Da martedì a venerdì: su prenotazione Il Museo, che è allestito dall’ATL Montagnedoc, propone, nelle varie sale una rievocazione storica e visiva delle mete delle emigrazioni e dei protagonisti piemontesi e italiani che hanno sovente contribuito a "costruire", con il loro lavoro e le loro intelligenze, intere nazioni.


Centro documentazione Piemonte nel Mondo
Piazza Donatori di Sangue, 1 - Frossasco
www.museoemigrazionepiemontese.org
info@museoemigrazionepiemontese.org

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